Mediazione civile: tutte le novità del "decreto del fare"

21 Giugno 2013

Decreto del fare: torna la mediazione obbligatoria nelle cause civili, ma con alcuni correttivi rispetto al passato.

Cominciamo con una considerazione evidente: il governo (sarà l'ennesimo tentativo inutile?) cerca di deflazionare il contenzioso civile, giunto ormai ad una mole di arretrato e lentezza di giudizio insostenibili. Lo fa prevedendo un intervento straordinario di affiancamento ai collegi giudicanti delle corti d'appello e tornando sul tema della conciliazione e mediazione.

La prima novità (art. 72 del decreto) riguarda la conciliazione giudiziale, che viene rafforzata con l'inserimento dell'art. 185 bis al codice di procedura civile. Il nuovo articolo codifica un comportamento di induzione alla composizione bonaria che di fatto hanno assunto da qualche anno alcuni giudici nostrani, esponendosi però al rischio di vedersi rimproverata un'illegittima anticipazione di giudizio.

Rischio che con l'introduzione della nuova disposizione è fugato, visto che la novella addirittura impone al giudice, dalla prima udienza e sino alla chiusura della fase istruttoria, di formulare alle parti una proposta transattiva o conciliativa. Il rifiuto della proposta transattiva o conciliativa del giudice, senza giustificato motivo, costituirà comportamento valutabile ai fini del giudizio.

La mediazione torna invece nel nostro ordinamento dopo il terremoto della sentenza della Corte Costituzionale, che peraltro aveva rimproverato all'esecutivo non il merito della riforma, ma il solo eccesso di delega per aver previsto ipotesi di mediazione obbligatoria.

L'esecutivo ne ha evidentemente presa buona nota e ricorre ora al decreto legge per introdurre significative modifiche al Decreto Legislativo 28/2010. Quali le novità più salienti?

Materie in cui torna obbligatoria la mediazione

Fatta eccezione per la materia del risarcimento dei danni da circolazione stradale (alquanto impervia anche per la necessità di coinvolgere le compagnie di assicurazione in un procedimento che non prevede la chiamata), la mediazione torna obbligatoria, in quanto condizione di procedibilità del giudizio (anche in appello), per le controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.
In alternativa alla mediazione, le parti possono ricorrere, in materia bancaria e finanziaria, all'arbitrato Consob o all'Arbitro Bancario Finanziario della Banca d'Italia.
Esenti dalla mediazione nelle materie obbligatorie
solo le azioni inibitorie delle associazioni di consumatori e le class actions.
La mediazione non si applicherà inoltre ai procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (articolo 696-bis c.p.c.).

Tempi più serrati

Più lento l'avvio della procedura, visto che il primo incontro con il mediatore non dovrà più avvenire entro 15 giorni ma entro 30, con il compito però per il mediatore di verificare da subito con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione.
Termine per concluderla abbreviato da quattro a tre mesi.

Cosa succede a chi non partecipa al procedimento?

Conseguenze più pesanti per chi snobba la mediazione. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice potrà infatti desumere argomenti di prova nel successivo giudizio. Il giudice inoltre, nei casi di mediazione obbligatoria, condannerà la parte costituita che non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al pagamento di un importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.
Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice escluderà la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della proposta, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento allo Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto.
Il giudice potrà inoltre applicare gli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile e condannare anche alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore.

Corsi per mediatori addio (almeno per gli avvocati)

Il decreto dispone lapidariamente che gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori. Lobby avvocati/lobby enti di formazione: 1 a 0!

Spese del procedimento di mediazione

Ridotte le spese nei casi di mediazione obbligatoria.
Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda o è prescritta dal giudice, all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al gratuito patrocinio .
Inoltre, se dopo il primo incontro con il mediatore il procedimento si conclude con un mancato accordo, l’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, sarà di 80 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 120 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 200 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; di 250 euro, per le liti di valore superiore.


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