SEPARARSI O DIVORZIARE CON NEGOZIAZIONE ASSISTITA

20 Novembre 2017

Separarsi o divorziare con la negoziazione assistita dall’avvocato
E’ necessario un avvocato a testa, aumentano i costi, ma la velocità compensa il maggior esborso annullati i tempi di attesa.
La Convenzione di negoziazione assistita viene sottoscritta presso lo studio dell’avvocato di fiducia di ciascuno dei coniugi e i professionisti cureranno le regole del successivo accordo.
Condizione essenziale è l’accordo delle parti su tutti gli aspetti personali , patrimoniali dello scioglimento dell’unione.
L’accordo, vagliato dal P.M., è trasmesso all’ufficiale dello stato civile per le annotazioni di legge. Esso ha gli stessi effetti di una decisione giudiziale.
A differenza della separazione e del divorzio in Comune, la procedura di negoziazione assistita può essere effettuata anche in presenza di figli minori o di figli maggiorenni incapaci, o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti.
Se ci sono minori o maggiorenni bisognosi di tutela, i coniugi, per il tramite dei propri avvocati, possono realizzare, attraverso il procedimento di negoziazione assistita:
– la separazione personale consensuale;
– il divorzio congiunto, sempre che prima sia avvenuta la separazione consensuale oppure pronunciata la separazione giudiziale con sentenza passata in giudicato.
Quanto ai tempi, per procedere al divorzio è necessario che la separazione si sia protratta ininterrottamente per 6 mesi (se la separazione è stata consensuale) o 12 mesi (se la separazione è stata giudiziale); – la modifica delle condizioni di separazione; – la modifica delle condizioni di divorzio.
L’avvocato deve comunicare all’altra parte l’invito secondo modalità che la legge però non precisa, può quindi avvenire, ad esempio, mediante raccomandata a/r.
L’invito deve contenere le seguenti indicazioni:
– oggetto della controversia;
– avvertimento che la mancata risposta all’invito entro 30 giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice per decidere sulle spese di giustizia, sulla responsabilità aggravata e sulla concessione della provvisoria esecutorietà;
– la firma autografa del coniuge, certificata dall’avvocato.
Entro 30 giorni dalla ricezione dell’invito, l’altro coniuge può far pervenire una risposta esplicita di rifiuto.
Se entro il termine egli non risponde, il silenzio si considera rifiuto.
Il coniuge che ha formulato l’invito, sempre tramite il suo avvocato, deve quindi avviare la causa entro 30 giorni decorrenti dal rifiuto o dalla mancata accettazione, a pena di decadenza.
Se, invece, nei predetti 30 giorni dalla ricezione dell’invito, il coniuge aderisce all’invito, le parti, con l’assistenza dei propri avvocati, stipulano una convenzione di negoziazione con la quale si obbligano a cooperare per raggiungere un accordo amichevole sulla separazione, sul divorzio o sulla modifica delle relative condizioni.
Prima di aprire la fase della negoziazione, gli avvocati devono informare le parti della possibilità di esperire la mediazione familiare e sono inoltre obbligati a tentare la conciliazione tra i coniugi. In caso di figli minori, devono rammentare alle parti l’importanza che i figli trascorrano tempi adeguati con entrambi i genitori. Di queste attività deve essere dato atto nel testo dell’accordo redatto a seguito della negoziazione. Inoltre, il legale, deve dichiarare sotto la propria responsabilità che gli accordi non sono contrari a norme imperative di legge e all’ordine pubblico, ossia che non siano presenti condizioni che ledano diritti considerati indisponibili.
Va esperito dagli avvocati un tentativo di conciliazione e quindi menzionato nell’accordo l’inutilità di ogni tentativo di riappacificazione.
A questo punto gli avvocati iniziano la negoziazione per un periodo di tempo massimo indicato nella convenzione.
Durante la negoziazione le parti devono cooperare secondo criteri di lealtà e buona fede per risolvere la controversia e mantenere segrete le informazioni ricevute.
Se non si raggiunge un accordo, gli avvocati devono redigere una dichiarazione di mancato accordo e devono certificarla. L’avvocato della parte interessata deve quindi proporre la domanda giudiziale entro 30 giorni, decorrenti dalla dichiarazione di mancato accordo.
Se, invece, l’accordo viene raggiunto, esso va trasmesso al pubblico ministero del tribunale che rilascerà nulla osta se non vi sono minori o incapaci e autorizzazione laddove si sia in presenza di figli minori , incapaci o maggiorenni non economicamente autosufficienti, se l’accordo è autorizzato provvede alla trasmissione altrimenti manda al presidente del Tribunale il quale, entro i successivi 30 giorni, fissa la comparizione delle parti.
A seguito del nullaosta o l’autorizzazione da parte del P.M., uno qualsiasi dei due avvocati deve trasmettere entro dieci giorni, all’Ufficiale dello stato civile, copia autentica dell’accordo. In caso di ritardo o di omissione l’avvocato rischia una sanzione pecuniaria da euro 2.000 a euro 10.000, che saranno irrogate dal Comune ricevente l’atto.
L’accordo deve essere trascritto a cura dell’ufficiale dello stato civile e annotato sia negli atti di nascita dei coniugi sia nell’atto di matrimonio.

 
 
 
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